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Fuori orario

Dal 19 al 25 febbraio 2017

In onda dal 19 al 25 febbraio 2017

Domenica  19    febbraio    2017   RAI3     dalle   02.10   alle   6.00    (230’)  

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

presenta

CINICA E’ LA MORTE

IN MEMORIA DI PIETRO GIORDANO

a cura di

Fulvio Baglivi

Il 26 gennaio scorso è morto a Palermo Pietro Giordano, una delle colonne del mondo in bianco e nero di Cinico TV, che ha segnato la storia di RAI 3 quando fu trasmesso all’interno di Blob nel 1992. Ma Giordano non è solo il personaggio cinico spietato che si batte con la voce fuori campo di Maresco, è anche il “non attore” che si muove a suo agio tra Robert Englund e Franco Scaldati ne Il ritorno di Cagliostro. La riproposizione delle schegge di Blob Cinico TV vuol rendere omaggio non a un personaggio ma a un corpo e una voce che segnano la (cattiva) coscienza della “schifezza umana” che siamo.

 

BLOB CINICO TV 
(Italia, 1992, b/n)
Regia: Daniele Ciprì, Franco Maresco
Le schegge Blob Cinico TV trasmesse su Rai 3 tra aprile e giugno del 1992.
Il bianco e nero contrastato, l’umanità mostruosa, i rutti e i peti mandati in prime time 
scompaginarono le certezze dell’intellighenzia e sconvolsero la visione sonnolenta del pubblico. 
A distanza di quasi venti anni il mondo del ciclista Francesco Tirone, del petomane Giuseppe 
Paviglianiti, del cantante fallito Giovanni Lo Giudice, delle 'schifezze umane' Carlo e Pietro 
Giordano, dell'afasico uomo in mutande Miranda, dell'occhialuto Giuseppe Filangeri resta una delle vette critiche ed estetiche mai immaginate in Italia, che chiudono e rilanciano un secolo di cinema.

“Non urlo o risata fragorosa: urli muti, subito troncati, senza eco, e risate a freddo. Comicità minima e iperbolica.”

 

Venerdì   24       febbraio       2017     RAI3   dalle   01.50   alle   6.00       (250’)

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

presenta

MARATONE FRA LE MACERIE

(1)

 

a cura di Lorenzo Esposito

 

 

con i film

 

EAU ARGENTÉE – SIRYE AUTOPORTRAIT         92’            

(Ma’a al-Fidda, Siria/Francia, 2014, col. v.o. sott. it. )

Regia: Ossama Mohammed, Wiam Simav Bedirxan

 

Che cos’è il realismo? Che cos’è un’inquadratura fissa? Come si filmano i carnefici? Come si filmano le vittime? Cosa significa filmare o leggere un libro sotto un bombardamento (un libro intitolato La memoria dei corpi…)? Sono queste le domande che Ossama Mohammed e Wiam Simav Bedirxan fanno risuonare ad alta voce in Ma’a al-Fidda (Silvered Water, Syria Self-Portrait), esplicitando infine quel che di stupefacente – pur nell’immane tragedia – sta avvenendo negli ultimi anni in Siria. In Ma’a al-Fidda non si tratta solo di documentare la forma insieme dispersa e universale di una difesa guerrigliera fatta da mille occhi e centinaia e centinaia di telefonini e camerine, ma di riunirli tutti in un solo sguardo, coraggiosamente sottratto alla violenza da una giovane curda di Homs (Wiam Simav Bedirxan, co-regista), straniera in una città martoriata, sventrata, inondata di sangue, irriconoscibile, dove rimangono solo bambini e gatti mutilati che vagano fra le rovine. Si tratta di riflettere sulla semplice constatazione che tutto il popolo siriano filma: filmano i giovani pacifici che manifestano per le strade, filmano i torturatori nelle carceri, filmano i ribelli armati e filmano i militari del dittatore (una maratona, la definisce Ossama Mohammed, il film più lungo della storia). Non siamo più solo di fronte al grande vuoto, sporco e raccapricciante, di una guerra se vogliamo più sudicia ancora di molte altre. E non è solo che un film oggi può (e deve?) essere fatto di queste immagini altrui, l’avventura infinita dell’altro da sé. È che questa cosa di nome cinema, costretta tutte le volte a chiedersi cos’è veramente, è ancora capace di mostrare il punto invisibile della speranza, il fiore che semplicemente cresce ai piedi di una casa rasa al suolo. Capace di mostrarsi laddove l’umanità si bea dell’accecamento, e si dimentica di essere umana.

 

 

COSTRUIRE E DISTRUGGERE       24’ 20’’

(Episodio 3 da ARCHITETTURA IN ISRAELE                     
(Architecture in Israel, Israele/Francia 2012 col e b/n, v.o. sott. it.)
Regia: Amos Gitai

 

3. "Costruire e distruggere". Dialogo con Israel Godovich: l'architettura come forma di guarigione.

Amos Gitai oltre a essere un acclamato regista si è formato come architetto, avendo ottenuto una laurea in architettura e un diploma di dottorato presso l'università di Berkley in California. Suo padre, Munio Weinraub Gitai, è stato un architetto del Bauhaus ed ha lasciato una forte impronta sul figlio, che in questa serie ritorna al suo primo amore: l'architettura. In ciascuno dei 16 documentari (di cui “Costruire e distruggere” è il terzo) Gitai incontra architetti, sociologi, archeologi, ricercatori e scrittori con i quali instaura un dialogo alla pari toccando differenti aspetti dell'architettura, dell'urbanistica, della conservazione e della progettazione. Ogni episodio è arricchito da materiale di repertorio che aiuta lo spettatore a immergersi in un universo affascinante, fornendo un quadro esaustivo dell'argomento trattato.

 

 

 

GERMANIA ANNO ZERO

(Italia-Germania, 1948, b/n, 71’17”)

Regia: Roberto Rossellini

Con: Edmund Meschke, IngetraudHinze, Franz Krueger, Barbara Hintz

Il tredicenne Edmund Koeler si aggira nelle rovine della Berlino distrutta all’indomani della guerra. Il padre è in valido, la sorella si prostituisce, il fratello è ricercato come ex nazista ed Edmund vive di espedienti, subendo l’influenza di un professore nazista. La macchina da presa di Rosselini segue minuziosamente questo essere innocente e vulnerabile, vittima sacrificale delle colpe dell’Europa,  “un essere sottoposto a qualcosa che lo domina e che improvvisamente lo colpirà nel momento preciso in cui si trova libero nel mondo, senza aspettarsi nulla. E’ questa attesa che per me importa e che occorre sviluppare” (Rossellini).   Abbandonato alla solitudine in una città spettrale,   precipita nel suicidio dall’alto di un palazzo  in rovina.  Il capolavoro di Rossellini che Godard riprenderà in Allemagne Neuf Zéro.

 

 

 

 

 

Sabato     25  febbraio  2017    RAI3   dalle 2.15 alle 6.00     (215’)

 

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

 

presenta

MARATONE FRA LE MACERIE

(2)

 

a cura di Lorenzo Esposito

 

 

con il film

 

SELVAGGI RAGAZZI DI STRADA                           

(Wild Boys on the Road, Usa, 1933, b/n, v.o. sott. it., 65’)

Regia: William A. Wellman

Con: Frankie Darro, Rochelle Hudson, Edwin Phillips, Dorothy Coonan Wellman

 

In piena Grande Depressione due adolescenti decidono di attraversare l’America per non gravare economicamente sulle famiglie. Comincia un’epopea di citta’in citta’, di treno in treno, che sembra coinvolgere l’intera gioventu’ della Nazione. Capolavoro di William Wellman.

 

BASSA MAREA

(Low Tide, USA / Italia, 2012, col., 89’, v.o. sott. it.)

Regia: Roberto Minervini

Con: Daniel Blanchard, Melissa McKinney, Vernon Wilbanks

Un dodicenne e sua madre, single, fanno vite separate. Il ragazzo trascorre la giornata da solo,

mentre la donna lavora ed esce con gli amici. La solitudine è per il ragazzo fonte di libertà ma anche causa di sofferenza, Le sue esplorazioni fanno ugualmente emergere il cupo contrasto tra le regole della società e le leggi della natura. Il delicato equilibrio del mondo interiore del ragazzo viene infranto da eventi imprevisti. Econdo film di una “trilogia texana” che comprende il precedente The Passage e il seguente Stop the Pounding Heart. “Questo è il secondo film che ho girato in Texas. Ho lavorato esclusivamente con persone reali che ho conosciuto attraverso amici comuni e con le quali ho creato un’intesa molto stretta, basata sul rispetto e sulla reciproca fiducia. Questo mi ha permesso di scavare in profondità nella loro vita e nel’intero mondo della subcultura americana. Di conseguenza Low Tide è sia un documentario sia una narrazione di fantasia, una sintesi incentrata sul ventre molle dell’America, con le sue singolarità e le sue contraddizioni. La realizzazione di Low Tide è stata un’esperienza reale e autentica e questo è il tipo di cinema che maggiormente mi interessa fare”

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