Dal 26 agosto al 1^ settembre 2018

In onda dal 26 agosto al 1^ settembre 2018

Domenica  26  agosto    2018                                 RAI3                 dalle  00.25  alle   06.00   (335’)

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

 

presenta

 

VENEZIA, IL CINEMA: FONDAMENTA DEGLI INVISIBILI

(1)

 

 

a cura di Simona Fina, Paolo Luciani, Roberto Turigliatto

 

ROSABELLA. LA STORIA ITALIANA  DI ORSON WELLES                   FILM

(Italia, 1993, col. e b/n, 56’)

Regia: Gianfranco Giagni, Ciro Giorgini, con Maia Borelli
Sceneggiatura: Ciro Giorgini
Produzione: Maia Borelli per Tape Connection
Interviste a Mauro Bonanni, Suzanne Cloutier, Armoldo Foà, Gary Graver, Francesco Lavagnino, Maurizio Lucidi, Roberto Perpignani, Alessandro Tasca di Cutò, Giorgio Tonti

Rosabella è un viaggio sulle tracce di Welles in Italia, paese in cui il regista visse a lungo e a cui si sentiva molto legato. Dopo la prima a Venezia nel 1993 e la presentazione a Locarno nella Retrospettiva Welles del 2005, ritorna a Fuori Orario il film realizzato da Ciro Giorgini  e Gianfranco Giagni, straordinaria esplorazione su vent’anni della vita e dell’opera di Orson Welles, che tocca sia gli aspetti privati (la relazione con Lea Padovani,  il matrimonio con Paola Mori, l’amicizia con il principe siciliano Alessandro Tasca di Cutò) sia il suo lavoro di cineasta, dai tanti progetti incompiuti.   “La vita di Welles in Italia ha lasciato molti ricordi in coloro che l’hanno conosciuto da vicino. La nostra ricerca di testimonianze dirette si è trasformata in un piacevole viaggio attraverso gli anni da lui trascorsi nella Penisola. Sulle sue tracce, lontano dal folklore della Dolce Vita e dei ristoranti romani, raccontiamo anche la storia di numerosi italiani che spiegano l’importanza che Welles ha avuto per loro e quanto ne sentono la mancanza” (Ciro Giorgini) 




NELLA TERRA DI DON CHISCIOTTE  
(edizione 2005 curata e voluta da Enrico Ghezzi e Ciro Giorgini)  

(Italia, 1961, b/n, 9 puntate per complessivi 227’44”)  )

Regia: Orson Welles
Scritto e diretto da: Orson Welles nel 1962 
Operatore alla macchina: José Manuel De La Chica
Assistenti di Orson Welles al montaggio: Mariano Faggiani e Roberto Perpignani 
Collaborazione al montaggio: Carla Tonini
Arie musicali: J. Serrano (edizione 2005)
Lavorazioni al negativo: Gina Giovannetti
Postproduzione: Francesco Sarrocco
Realizzazione: Enrico Ghezzi e Ciro Giorgini
Con: Orson Welles, Paola Mori, Beatrice Welles

1 puntata: Itinerario andaluso, dur., 27’
2 puntata: Spagna santa,  dur., 22’
3 puntata: La feria di San Firmin, dur., 26’08”
4 puntata: L’encierro di Pamplona, dur., 25’43”
5 puntata: Le cantine di Jerez, dur., 24’14”
6 puntata: Siviglia,  dur., 25’12”
7 puntata: Feria de abril a Siviglia,  dur., 24’34”
8 puntata: Tempo di flamenco,  dur., 25’51”
9 puntata: Roma e Oriente in Spagna,  dur., 25’43”

In vista del film che progettava di realizzare su Don Chisciotte, Welles fece un lungo viaggio in Spagna insieme alla moglie Paola Mori e alla figlia Beatrice. Girò per la RAI una sorta di diario in nove parti. Non avendo registrato alcun commento, consegnò alla RAI solo i negativi, corredati di una colonna sonora fatta di musiche e rumori. LA RAI mandò in onda le nove puntate aggiungendo un commento fuori campo.  Questa versione fu riscoperta da Marco Melani e Enrico Ghezzi e mandata in onda a Fuori Orario.   Nel 2005 Ciro Giorgini e Enrico Ghezzi ripristinarono il materiale originali, ristampando il film da negativo ed eliminando il commento aggiunto nel 1962. Questa nuova edizione mandata in onda su Fuori Orario è stata presentata in prima internazionale al Festival di Locarno nella Retrospettiva dedicata a Orson Welles. 





Venerdì  31 agosto   2018                               RAI3              dalle  02.00  alle   06.00   (240’)

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto

 

presenta

 

 

VENEZIA, IL CINEMA: FONDAMENTA DEGLI INVISIBILI

(2)

 

 

a cura di Simona Fina, Paolo Luciani, Roberto Turigliatto

 

 

TOO MUCH JOHNSON                                         FILM
(USA 1938, b/n, dur., 68’, muto)

Regia: Orson Welles
Con: Joseph Cotten

Il primo film, muto,  diretto da Welles nel 1938. Girato per il Mercury Theatre dal ventitreenne Welles, questo film fu considerato perduto  fino al clamoroso  ritrovamento di  cinque anni fa in un fondo di pellicole di Cinema Zero di Pordenone. Il positivo nitrato fu riconosciuto essere il film di Welles con la collaborazione di Ciro Giorgini e successivamente restaurato dalla George Eastman House e presentato in prima mondiale alle Giornate del Cinema Muto del 2013. All’epoca in cui venne girato, Welles era dedito principalmente al teatro, avendo già rappresentato una rivisitazione in chiave moderna del Macbeth. Il film, che si richiama esplicitamente al burlesque, fu concepito per accompagnare la messinscena dell’omonima pièce di William Gillette in programma al Mercury Theatre di New York per la regia dello stesso Welles.

“È probabile che l’unico futuro di cui valga la pena parlare è l’essere postumi. Se non altro perché in qualche caso – come il Caso Orson Welles – l’essere ammette senza più dubbi l’essenzialità del non essere. Essenziale per poter essere sempre in troppi e di troppo a se stessi, per sapersi indefinitamente rilanciato e rilanciabile. Il fatto è che Too Much Johnson non prende neppure in considerazione la possibilità di essere unfinished, neppure come sostituto cubista di quinta teatrale. Al di là della trama o dei finali più o meno aperti, è compiutissimo il tramarsi interno, assoluto anche nelle singole ripetizioni di ciak, concluso anche come sogno di future illimitate versioni. È il Metodo-Arkadin: “There is always a better way”. Si nega la forma chiusa, molto meglio un giro fulminante di palmizi, accostamenti di velocità contrapposte che collidono o si allontanano nello stesso fotogramma. Al centro i due amanti che si avvicinano o si scostano nella situazione del bacio, e intorno l’immagine circolare, palme che girano. Così oltre alla velocità dei movimenti c’è anche quella prodotta dall’espansione della scena. Allora questa pantomima, che risucchia e rigurgita Keystone, che fa meglio degli intermezzi di René Clair, che anticipa lo scandaglio architettonico di Antonioni, è uno spazio che si allunga come una faglia pronta al terremoto, così inattuale, da scartare la necessità di propaganda del suo tempo (1938), appannaggio di un’astralità che invece è di paurosa esattezza politica (pure il ‘rosso’ John Berry aiuto regia), vocazione vulcanica alla pace, mentre tutto il mondo si prepara alla guerra. Più che l’anello mancante di una filmografia mobile, Too Much Johnson è una penna sconosciuta, il tratto imprevisto e imprevedibile, quello che fin da allora un ragazzo di ventitré anni sapeva sul montaggio, due immagini vicine non sono la loro somma, ma una terza immagine. Lassù sui tetti ci sono delle altezze sfalsate, un grattacielo messo accanto a una terrazza prensile, dà luogo a un vuoto che è un cielo, dove se ci passa qualcuno velocemente, la velocità è amplificata, come il fragore di una stella” (Ciro Giorgini, Il fulgore di una stella, da FILM PARLATO, di Lorenzo Esposito).




CIRO GIORGINI: LA MAGNIFICA OSSESSIONE - TOO MUCH JOHNSON E IL CINEMA DI ORSON WELLES 
(Italia 2014, col., dur., 36’07” )

Regia: Massimiliano Studer e Filippo Biagianti

Testimonianza unica e preziosa realizzata nel febbraio 2014. Nell’intervista Ciro  Giorgini racconta il suo rapporto con Welles, iniziato nel 1977 grazie ad una rassegna organizzata presso l'Obraz Cinestudio di Milano da Paolo Mereghetti. Racconta la storia del suo documentario,  "Rosabella: la storia italiana di Orson Welles", della sua ossessione per "Mr Arkadin" -  con le sue versioni e i tagli ritrovati -   del suo fondamentale contributo alla identificazione dell'inedito Too much Johnson e dei rapporti tra Orson Welles e Sergej M. Ejzenstejn.  E ancora dei due film “maledetti” e incompiuti, il Don Chisciotte e The Other Side of the Wind, di cui Venezia presenta quest’anno la prima mondiale della versione curata da Bogdanovich. 




L’ORGOGLIO DEGLI AMBERSON                                FILM
(The Magnificent Amberson,  USA, 1942, b/n, dur., 83’54”)

Regia: Orson Welles
Con: Joseph Cotten, Dolores Costello, Anne Baxter, Tim Holt, Agnes Moorehood, Ray Collins

Il disfacimento di una ricca famiglia del Sud incapace di adeguarsi al nuovo mondo dell’industrializzazione a cavallo tra Ottocento e Novecento.  A sua modo un ennesimo film incompiuto e “perduto” di Welles, dal momento che l’edizione finale del film voluta dalla RKO fu rimontata e ridotta di una quarantina di minuti e ne cambiò il finale, mentre il ventiseienne Welles era in Brasile per un altro film leggendario, mai finito, It’s All True. Welles disconobbe The Magnificent Amberson nell’unica versione sopravvissuta, ma il film  tratto dal romanzo omonimo di Booth Tarkington e interpretato dall’amico Joseph Cotten, resta un capolavoro  e un classico dello stile del primo Welles nell’uso del piano sequenza, del grandangolo e della profondità di campo (il direttore della fotografia è Stanley Cortez).


 

 

Sabato    1      settembre   2018           RAI3                           dalle 02.20 alle 6.00  (220')                       

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Esposito Fina Francia Fumarola Giorgini Luciani Melani Turigliatto 

 

presenta

 

 

VENEZIA, IL CINEMA: FONDAMENTA DEGLI INVISIBILI

(3)

 

a cura di Simona Fina, Paolo Luciani, Roberto Turigliatto

 


STRAY DOGS                                                                           FILM
(Jiaoyou, Francia/Cina, 2013, col., v. o. sott. it., dur. 128’23”)         

Regia: Tsai Ming-liang
Con: Lee Kang-Sheng, Lu Yi-Ching, Yi-cheng Lee, Yi-chieh Lee, Chen Shian-Chyi

Un uomo, una donna, due figli e le loro difficoltà economiche. Dormono dove capita, si lavano nei bagni pubblici, vivono come possono ai margini della metropoli di Taipei. “Non c’è storia da raccontare”, se non quella che documenta il tragitto dei corpi degli attori sul fiume a ritroso di tutti i film di Tsai Ming-Liang stesso, fino a tornare al primigenio primo piano di Vive l’amour qui prolungato a circa dodici minuti e addizionato dalla presenza di Lee Kang-sheng. Presentato e premiato al Festival di Venezia, questo capolavoro è stato presentato da Tsai Ming-liang come il suo ultimo lungometraggio (volontà poi fortunatamente non rispettata). 




XI YOU – JOURNEY TO THE WEST                       FILM          
(Xi you, Francia/Taiwan, 2014, col., 52’43”) 

Regia: Tsai Ming-liang
Con Denis Lavant, Lee Kan-sheng. 

Il titolo richiama un classico della letteratura cinese. Il volto esausto di un uomo che respira profondamente sullo sfondo di mare e monti gelati. Un Monaco buddista cammina scalzo e lentissimo per le strade di Marsiglia. Denis Lavant e Lee Kang-sheng. Nuovo episodio che espande la serie di corti di trenta minuti, tutti costituiti dalla performance ‘al rallentatore’ di Lee Kang-sheng, realizzati per il Taipei National Theatre e intitolata “Slow Walking Expedition”.

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